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La vera storia di Peppino “il breve”.

Non che ce ne fosse bisogno, anzi. Tuttavia la capitale mondiale dei confetti sta facendo di tutto per strappare anche il primato di autolesionismo politico.

Dopo i circa sei anni di disamministrazione seguiti al tonfo della sindacatura La Civita Ter, di cui cinque di ricreazione e “si salvi chi può” per i quali saremo sempre grati a Fabio Federico, pure il buon Ranalli sta correndo il rischio di iscrivere il suo nome nel libro nero dei fallimenti a Palazzo San Francesco, come “Peppino il breve”, ovvero il sindaco più veloce della storia nostrana.

Eppure il ragazzo qualche elemento per trasmettere fiducia ce l’ha, non è un novellino della politica. Per quanto il suo percorso sia stato “sfaccettato”, ha sempre saputo da che parte stare, fin da quando militava tra i Giovani Socialisti, figlio di quel Mario Ranalli, ferroviere e da sempre di provata fede dimasciana. L’inizio della sua ascesa però prende il via con l’elezione al Consiglio Regionale di Filadelfio Manasseri il quale, forte della pesantissima delega ai Lavori Pubblici, eredita i resti della potente rete del Garofano abruzzese e da spericolato talent-scout lancia il giovanissimo Peppino come sua emanazione nel CdA della FIRA, la famigerata finanziaria regionale. Muovendosi sempre con grande accortezza, anche nei cambi di casacca, da esponente margheritin-piddin-dimasciano-dipietrista, ricopre vari incarichi da revisore dei conti in vari enti e società pubbliche tra cui spicca il Comune di Sulmona nel quale, addirittura, riveste sia l’incarico di revisore e sia di Assessore al Bilancio, raccogliendo l’eredità del prof. Luigi Calabria che con Bruno Di Masci ricoprì tale incarico per tutti i sette anni della sua sindacatura e che, con Peppino, ora che è in pensione dall’insegnamento, collabora nello studio da commercialista.

Dopo la pessima esperienza nel PD cittadino, sempre in fibrillazione per scontri tra fazioni ex popolari, ex socialisti, ex comunisti ed ex e basta (ma fondamentalmente tra Bruno Di Masci, Franco La Civita e l’ex gruppo dirigente del PCI sulmonese, nemici da sempre ma poi confluiti tutti nel PD per svariate ragioni che sarebbe interessante una volta o l’altra raccontare), Peppino diventa dipietrista, abbandonando sdegnato il litigioso e incoerente gruppo del PD in opposizione a Fabio Federico, abbraccia il rigore giustizialista de “L’Italia dei Valori”. Prima va via lui e poi, benché verso altra formazione, per una singolare coincidenza del destino, Filadelfio Manasseri suo antico mentore. Questa scelta lo pone immediatamente ai vertici della dirigenza dipietrista e gli fa guadagnare l’incarico di revisore dei conti all’APTR, l’azienda di promozione turistica della regione, con nomina del Consiglio Regionale in quota IDV. Incarico da 1.369,32 euro mensili dal quale cessa solo a fine luglio 2013 dopo la sua elezione.

E con l’IDV scende in campo sulle prime per la candidatura a sindaco di Sulmona. Nel frattempo però il partito di Di Pietro si dissolve alla luce dei risultati disastrosi delle elezioni politiche del febbraio 2013. Ma Peppino e il gruppo dei suoi sostenitori non si perdono d’animo. Inizialmente si oppongono alle primarie, ma l’ulteriore scissione del PD che vede fuoriuscire gran parte del gruppo dirigente ex DS più la componente lacivitiana che fa capo al consigliere comunale Mimmo Di Benedetto, in rotta di collisione ormai insanabile con l’inossidabile Di Masci, apre un nuovo spiraglio. I dissidenti si alleano con Andrea Gerosolimo e il PSI intorno a Fulvio di Benedetto. Peppino lo capisce e a quel punto rischia il tutto per tutto sapendo che le candidature alle primarie del PD sono deboli. Né Iannamorelli (che le primarie voleva a tutti i costi convinto di poter fare il colpaccio o, al peggio, di riservarsi con la candidatura un posto in giunta) inviso a Di Masci, né la Nannarone illusa dallo stesso Di Masci e dai vertici PD, specchietto per le allodole nella legittimazione di elezioni primarie farlocche, rappresentano un pericolo reale. Il PD di Sulmona è alla deriva e Peppino stravince.

Di Masci però non la manda giù e nemmeno Teresa Nannarone. Tant’è che quest’ultima poi dichiarerà apertamente di votare Di Benedetto. Infatti tentano in ogni modo di far saltare il risultato delle primarie. Tutti ricordano il memorabile video su Youtube e la performance di Bruno.

Tocca con gran fatica al sottosegretario Giovanni Legnini placare gli animi e benedire Peppino candidato.

Le urne gli sorridono, anche se la scomparsa del mai abbastanza compianto Fulvio di Benedetto allunga un’ombra sulla limpidezza del risultato. Rimasto senza partito e “padrone” della lista civica “Pronti per Cambiare” che supera in consensi e consiglieri lo stesso PD, Peppino ha bisogno di una “copertura politica”, anche per difendersi dalle manovre in seno al TAR per farlo decadere. E infatti, alla chetichella, aderisce al gruppo PD in consiglio e si tessera al partito. A fine ottobre il TAR rigetta il ricorso, Peppino è sindaco con piena legittimità giuridica. Superato il timore di andare tutti a casa per sentenza cominciano i balletti e le richieste d’incasso di cambiali. In particolare di due che si chiamano Aldo Milan, firmata con Bruno Di Masci, e Bonifacio Gentile come compensazione per lo “sgarbo” fatto a Luigi Santilli re delle preferenze, primo degli eletti e mancato Presidente del Consiglio Comunale.

Con queste premesse il rischio di una fine ingloriosa e anticipata della legislatura è dietro l’angolo. La pezza a colori dei due assessori neo nominati, Giannantonio e Santarelli, ha avuto l’effetto di un petardo in un canile. I latrati di chi lo accusa di aver disatteso i patti sono diventati assordanti e, per quanto sia legittimo che il sindaco nomini gli assessori che ritiene, come dice la legge, è pur vero che, anche solo per una questione di stile, un passaggio politico serio era indispensabile

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Posted on sabato, febbraio 1st, 2014 at 20:52 and is filed under Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

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