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Mascherine d’argento e facce di bronzo.

La premiazione della Mascherina

Anche volendo ripetere a se stessi, fino allo sfinimento, che il Carnevale è per antonomasia la sede deputata agli eccessi e alle stravaganze, la faccenda della senatrice Pezzopane e del suo “fiancée” ospiti d’onore al concorso “Mascherina d’Argento” di Sulmona ha lasciato interdetti molti di noi.

La presenza dei due personaggi sarebbe stata più azzeccata su un carro allegorico di Rio de Janeiro,  in linea con le spettacolari contraddizioni di un Paese in cui il confine tra socialmente opportuno e socialmente inopportuno e è cangiante e labile come in pochi altri posti al mondo. Nessuno ci avrebbe fatto caso più di tanto.

Fermo restando che le scelte private – sulle quali non si discute – dovrebbero restare private, soprattutto quando si tratta di rappresentanti delle istituzioni o di amministratori pubblici e fermo restando che “de gustibus non diputandum est”, resta lo sconcerto di vedere una persona – che in altri tempi stimavamo – prestarsi a un baraccone mediatico-sentimentale ospite di Barbara D’Urso, cancellando ai nostri occhi in pochi minuti e con disinvolta leggerezza, tutta l’autorevolezza conquistata in anni di indefesso impegno politico.

A parte, dicevamo, lo sconcerto di passare dall’immagine che ci aveva – ingenuamente lo ammetto – inorgogliti della Stefania Pezzopane (pure vice-presidente di quella Giunta per le autorizzazioni a procedere del Parlamento che ha fustigato le Rubynate di Berlusconi) con Barack Obama e Bill Murray davanti al Palazzo del Governo devastato dal terremoto del 2009 a quella attuale, perché forzare l’immagine innocente e un po’ retrò de “La Mascherina d’Argento” con la presenza che pare proprio un cavolo a merenda del di lei compagno?

Se proprio la volevamo buttare sul trash spinto allora tanto valeva chiamare la “pupa” Cipriani, che almeno è nostrana e come carnevalata non faceva una piega. Però forse c’era un problema di cachet e il Colaiuta, oggettivamente, deve essere costato meno, molto meno. Perchè sul mercato dello spettacolo tanto evidentemente vale.

Il caro amico assesore e dottore Luciano Marinucci ha sbagliato ad avallare una scelta per la quale, ne sono certo, è stato malamente consigliato. Ha sbagliato per più di una ragione. Certamente non è servita a dare visibilità mediatica alla manifestazione se non in senso negativo, perché ne ha travisato completamente lo spirito.

Cioè quello di un evento dedicato ai bambini, ad un mondo di costumi, maschere e fantasie di cui sono i più piccoli sono ormai orfani inconsapevoli, deprivati ormai di un’eredità culturale in cui il Carnevale permetteva loro di indossare i panni di eroi, miti, personaggi ed archetipi umani – le maschere appunto – acquisendone temporaneamente e senza conseguenze alcuni caratteri essenziali. Naturalmente mamme permettendo, sempre ossessionate dal fare “bella figura” nell’eterna ripetizione casereccia della Magani di “Bellissima”.

Semmai, dopo la scomparsa dello Zecchino d’Oro e del Mago Zurlì, la “Mascherina” poteva diventare un evento vero, di nicchia ma estremamente qualificante, in cui recuperare gli elementi culturali fondanti del “nostro” Carnevale, delle “nostre” maschere in competizione diretta e dichiarata – anche se consapevolmente perdente di fronte allo strapotere del marketing – con i falsari di Halloween e delle miriadi di zucche svuotate, in senso metaforico e non, che celebrano una notte di fine ottobre di cui non capiscono nulla se non le sbevazzate dei più grandi e il “dolcetto-scherzetto” per i più piccoli.

Con buona pace di tutti Arlecchino, Colombina, Pulcinella, Pierrot hanno perso da tempo contro Spiderman, Pokemons, Transformers, Twinx, Peppa Pig e compagnia discorrendo. Pare siano morti – poco male – pure Barbie e Ken divorati dalla stessa cultura consumistica che li aveva generati e che produce modelli sempre peggiori.

Ma era proprio necessario costringere i bambini a vivere dal vivo il lavaggio quotidiano del cervello che subiscono attraverso la monnezza televisiva che gli entra in casa? Li vogliamo tutti disadattati tronisti di uomini e donne o naufraghi su isole popolate di celebrità per gesta improbabili e incomprensibili ai più? – A proposito, quest’anno c’è pure Rocco Siffredi, chi la spiega a mia madre la ragione per cui è famoso?

Luciano Marinucci è sempre stato un uomo di sport e conosce, ne sono certo, i disastri che lo “show business” calcistico ha arrecato alla bellezza del gesto sportivo, all’etica del campione dentro e fuori dal campo. Ormai sono innumerevoli gli scandali di scommesse, di doping, di sesso.

Come mai non abbia colto i risvolti fortemente opinabili che erano impliciti nella “cumparsita” di Stefania e Simone alla “Mascherina” resta un mistero.

L’unica speranza è che i bambini, nella loro sconfinata indulgenza verso gli adulti, abbiano voluto giocosamente scambiare la piccola senatrice per una di loro che si è travestita portandosi appresso il suo bodyguard. (G.M.)

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Posted on giovedì, febbraio 12th, 2015 at 23:13 and is filed under Cultura, Politica, Senza categoria, Sociale, Sulmona. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.

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